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Esposizione al virus dell’epatite A: il vaccino e l’Immunoglobulina forniscono buona protezione


Il vaccino per l’epatite A, somministrato a persone dopo esposizione al virus dell’epatite A, non è stata comparato direttamente con l’Immunoglobulina, molto efficace nel prevenire l’epatite A se somministrata entro due settimane dall’esposizione al virus.

Persone di età compresa tra 2 e 40 anni, esposte al contatto in ambiente familiare o in asili, sono state assegnate in maniera casuale a ricevere il vaccino contro l’epatite A, in dose standard adeguata all’età, oppure Immunoglobulina entro i 14 giorni successivi al contatto del paziente con il virus dell’epatite A.
Sono stati anche valutati i casi di infezione da virus dell’epatite A, sintomatici e confermati in laboratorio, occorsi tra il 15° ed il 56° giorno dopo l’esposizione.

Dei 4.524 contatti che sono stati inclusi nello studio, 1.414 ( 31% ) sono risultati suscettibili al virus dell’epatite A e 1.090 sono risultati idonei per l’analisi per-protocollo.
Tra questi contatti, 568 hanno ricevuto il vaccino per l’epatite A e 522 Immunoglobulina.

Un gran numero di contatti era costituito da bambini ( età media 12 anni ) e la maggior parte di loro ha ricevuto la profilassi durante la seconda settimana dopo l’esposizione ( intervallo medio dopo l’esposizione, 10 giorni ).

L’infezione sintomatica con il virus dell’epatite A è stata confermata in 25 contatti che hanno ricevuto il vaccino ( 4,4% ) ed in 17 contatti che hanno ricevuto Immunoglobulina ( 3,3% ) ( rischio relativo, RR=1,35 ).

I bassi tassi di epatite A in entrambi i gruppi hanno indicato che il vaccino e l’Immunoglobulina forniscono una buona protezione dopo l’esposizione.
Benchè nello studio sia stato rispettato il prestabilito criterio di non inferiorità, i tassi di protezione leggermente più alti nelle persone del gruppo vaccino potrebbero indicare una reale modesta differenza nell’efficacia, che potrebbe essere significativa dal punto di vista clinico in alcune condizioni.
Il vaccino ha altri vantaggi, inclusa la protezione a lungo termine, e potrebbe costituire una ragionevole alternativa all’immunoglobulina in molte situazioni. ( Xagena2007 )

Victor JC et al, N Engl J Med 2007; 357:1685-1694


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